Avrei potuto farti leggere il mio curriculum, un elenco freddo e distaccato di specializzazioni come fanno tutti i miei colleghi.

Preferisco farti leggere la mia storia, e attraverso le mie avventure personali, se vorrai, portarti a scoprire l’origine della mia passione e della mia missione.

Il sogno di aprire il mio studio di Osteopatia nasce da molto lontano… infatti sono approdato all’Osteopatia prima come paziente, salvato dalle grinfie di medici disonesti e superficiali.

LA CAMORRA DEI BUSTI

Avevo tredici anni quando iniziai a soffrire di mal di schiena, e pensando fosse solo un problema transitorio, lasciai passare alcuni mesi prima di dargli importanza.

Come ogni adolescente praticavo diversi sport, calcio, palestra, corsa, che putroppo dovetti limitare in intensità e frequenza a causa del mal di schiena, e questo dal punto di vista psicologico fu una vera e propria seccatura vista la mia giovane età.

Quando insieme ai miei genitori decidemmo di affrontare il problema iniziò un vero e proprio calvario!

Il primo a visitarmi fu un ortopedico ospedaliero piuttosto famoso nell’ambiente medico.

Mi fece spogliare e senza nemmeno toccarmi mi disse: “hai un dorso curvo giovanile, devi mettere il busto tutto il giorno per sei mesi tranne la notte”.

Così, su due piedi, la notizia fu un vero e proprio trauma.

Per un ragazzino di tredici anni l’idea di mettere un busto è qualcosa di catastrofico, molto peggio di utilizzare l’apparecchio per i denti.

Al primo anno di liceo si bada molto all’aspetto estetico, al proprio corpo, al modo di vestirsi e sapevo che indossare il busto a scuola mi sarebbe costato parecchio imbarazzo.

Di lì in poi come in una catena di montaggio venimmo indirizzati ad un reparto per prendere le misure e commissionare quella specie di tortura cinese:

un corpetto rigido con una stecca fissa sotto il mento che mi manteneva sempre dritto come un soldatino.

Facemmo delle prove con il tecnico, e ricordo che avevo difficoltà a respirare mentre

camminavo, ma lui mi disse “è tutto normale”…

Inizialemente rispettai la prescrizione, lo indossavo subito dopo la colazione e lo portavo anche a scuola, utilizzando delle tute molto larghe per mascherarlo.

Il mal di schiena però non passava, anzi… forse in quel periodo era ancora più forte di prima.

Dopo un paio di mesi senza risultati capimmo che non era quella la strada giusta.

IL LUMINARE DELLA ZEPPA

Venni successivamente portato a visita da un famoso ortopedico in provincia di Caserta, un “luminare” dai capelli bianchi e il viso solcato dalle rughe.

Mi fece accomodare guardando controluce la radiografia e la risonanza magnetica che nel frattempo avevo fatto per escludere le “cose brutte” sotto consiglio del medico di base.

Immaginate per un ragazzino nel pieno dello sviluppo che impatto negativo possano avere esami così invasivi.

“Il busto buttatelo non gli serve a niente! Dovete sapere che…”

Dovete sapere che ci spiegò per filo e per segno gli accordi economici che c’erano fra il primo medico che mi visitò e le ortopedie. In pratica questo ortopedico era famoso fra i colleghi per la prescrizione facile del busto a tutti quelli che gli capitassero a tiro. Perché?

Perchè aveva degli accordi economici con l’ortopedia, e su ogni busto prescritto guadagnava una percentuale a discapito della salute fisica e psicologica dei giovani pazienti!

Come se non bastasse dopo quella rivelazione scioccante, il dottore mi pose le mani sul bacino decretando: “tiene una gamba più corta dell’altra, deve mettere una zeppa!”.

I miei genitori allarmati chiesero se fosse necessario un plantare fatto su misura. L’ortopedico con molta leggerezza disse che bastava andare dal calzolaio, chiedere una zeppa di sughero e metterla sotto il tallone.

Ci sembrò strano ma eseguimmo.

Inutile dirvi che i risultati furono disastrosi. Vi lascio immaginare come il mio corpo rigettò un rialzo imprecisato sotto al piede. Come la mia colonna vertebrale venne martoriata dalla superficialità di questi cosiddetti LUMINARI.

UN FISIOTERAPISTA UN PO’ PARTICOLARE

Trascorsero ancora dei mesi senza ottenere nessun risultato, e avevo anche smesso di praticare qualsiasi sport.

Il destino volle che un giorno quasi per caso, sentimmo parlare da amici di famiglia di un fisioterapista nella provincia di Napoli, che aveva risolto problemi a tante persone con delle tecniche particolari.

Ero molto curioso e speranzoso quando andammo al suo studio.

La visita durò circa un’ora, a dispetto delle velocissime visite ortopediche, e riuscì ad individuare senza che glielo dicessi alcune zone dolorose del mio corpo.

Mi spiegò cosa fosse la postura, che non era influenzata solo dai muscoli, ma anche dai denti, dagli organi, dalle emozioni.

In effetti era un periodo particolare della mia vita. L’adolescenza è un momento di grandi cambiamenti non solo ormonali ma anche psicologici, che hanno a che fare col raggiungimento della propria indipendenza, della propria libertà di pensiero, della propria autoaffermazione.

Il trattamento fu a dir poco misterioso, con una serie di manovre manuali che non riguardavano solo la schiena. Ricordo che mi mise un mignolo in bocca dietro i molari spingendo su una zona dolorosissima, mi toccò la pancia, mi disse di mangiare meglio, di non abusare troppo della cioccolata per cui invece andavo matto.

In fine con dei gesti eleganti mi scrocchiò dall’osso sacro fino alle vertebre dorsali.

Una scarica di adrenalina!

Grazie a quelle terapie il mio mal di schiena sparì in poche settimane, dopo un’epopea durata mesi e mesi.

Questa esperienza inoltre mi fece capire quale sarebbe stata la mia strada:

ANCHE IO SAREI DIVENTATO UN FISIOTERAPISTA UN PO’ PARTICOLARE!

Solo dopo diversi anni ho scoperto che quel personaggio così interessante era in realtà un Osteopata.

Quando l’ho scoperto avevo già superato i durissimi test d’ingresso di Fisioterapia per entrare nel centro di eccellenza di tutto il Sud Italia: il Polo Don Carlo Gnocchi della Seconda Università degli Studi di Napoli.

Detto così suona bene, è che questo polo di eccellenza si trova a più di ottocento metri di altezza in un minuscolo paesino in provincia di Avellino, Sant’Angelo dei Lombardi, molto lontano sia per distanza che per stile di vita dalla mia casa al centro di Napoli.

Perché sono finito lì? Perchè erano molte le voci che quell’anno a Napoli i raccomandati avevano già tanti posti assegnati, e che quei pochi posti rimasti erano stati comprati per cifre intorno ai 30.000 euro! Ovviamente erano solo voci di corridoio…

Il mio punteggio fu altissimo, e mi sembrò paradossale che avendo il Primo Policlinico a pochi passi da casa, sarei dovuto andare a studiare in un posto così lontano.

Per mia fortuna quello di Sant’Angelo dei Lombardi è davvero un polo di eccellenza, e il fatto di vivere da solo immerso dodici ore al giorno nell’ambiente ospedaliero mi è stato di grande aiuto.

Dopo il primo anno ero così soddisfatto della qualità degli studi che nonostante se ne fosse presentata l’occasione, non feci domanda di trasferimento.

Decisi di mia spontanea volontà di restare in quella sorta di ritiro spirituale per imparare fra corsi e più di 1500 ore di tirocinio (reale) tuttò ciò che c’era da sapere sulla Fisioterapia.

LO STREGONE AL BOX NUMERO 5

Nonostante fosse una materia molto interessante, durante il tirocinio in fisioterapia non si sentiva mai parlare di postura, visceri, emozioni e non avevo visto ancora nessuno scrocchiare una vertebra.

Esposi i miei dubbi ad un tutor del terzo anno che mi affiancava durante le mie prime esperienze e la sua risposta fu:

“Carlo secondo me quello che cerchi è un Osteopata non un Fisioterapista. Al box numero 5 c’è un tutor che fa queste cose strane, lo chiamano lo stregone, dicono risolva un sacco di problemi. Trova una scusa per farti visitare da lui…”

Sghignazzò.

Lo stregone… forse era quello che cercavo!

Andai curioso al box numero 5 e il tutor stava trattando una collega logopedista che aveva mal di schiena.

Attesi la fine del trattamento e chiesi gentilmente al fisioterapista di darmi un’occhiata perché avevo sentito parlare molto bene di lui.

Ricordo con chiarezza impressionante quella scena.

La stanza era molto illuminata, c’era un bel sole che entrava dalla finestra, io ero in piedi di fronte a lui.

Mi fece girare di spalle, mise una mano al centro della mia testa e dopo pochissimi secondi esclamò: “tu stai rovinato con lo stomaco!”.

Per un attimo sbarrai gli occhi.

Come aveva fatto?!

Lui non mi conosceva minimamente!

Era la prima volta che mi vedeva… nessuno se non il mio coinquilino, sapeva che in quel periodo soffrivo di GASTRITE!

Mi fece stendere continuando a poggiare le mani delicatamente in alcuni punti del corpo, in un modo simile a quello che avevo già visto fare. Questa volta le mani erano ancora più precise, sensibili, leggere, e venivano guidate esattamente nei punti più dolenti.

Gigi, così lo chiamo ancora, era al quarto anno di Osteopatia, e aveva già una mano sopraffina che gli consentiva di ascoltare i messaggi del corpo.

JEAN PIERRE BARRAL E LA “CAUSA PRIMARIA”

Mi spiegò che il test con la mano al centro del cranio si chiama Ascolto Generale, che l’aveva inventato un genio, un osteopata francese di nome Jean Pierre Barral, e che se ben interpretato era in grado di dirti in pochissimi secondi il punto del corpo più in tensione in assoluto.

Mi spiegò che trattando quel punto la postura , le articolazioni, i dolori sarebbero cambiati in poco tempo. Che quel punto poteva essere un organo, un nervo, un’arteria e che solo una mano ben educata era in grado di trovare la “causa primaria”.

Mi spiegò che l’Osteopata cura le ossa e anche gli organi.

Che la gastrite poteva migliorare con le manipolazioni, e che la gastrite poteva essere la causa di tachicardie, dolori alla spalla sinistra e al collo perché il corpo è tutto collegato!

In effetti li avevo tutti in quei momenti di forte stress universitario.

Un altro periodo di passaggio che, come l’adolescenza, impone cambiamenti a cui il corpo e la mente devono adattarsi.

Quel giorno mi si era aperto un mondo.

Un mondo speciale di cui volevo assolutamente fare parte.

Quel mondo si chiamava OSTEOPATIA!

UN ORGANO PER OGNI EMOZIONE

Iniziai presto a frequentare dopo il tirocinio lo studio privato di Gigi, a sottopormi alle sue manipolazioni viscerali, e i cambiamenti non tardarono ad arrivare.

Il beneficio per me era doppio, perché da un lato la mia gastrite guariva e dall’altro colmavo la mia curiosità nei confronti di questa materia per me ancora misteriosa e incredibilmente affascinante.

Ricordo con piacere tutte le volte che ho letto e riletto le decine di attestati appesi al muro, dai nomi così particolari: “Manipolazione Viscerale, Terapia cranio-sacrale, Rilascio somato-emozionale”.

Ognuno di questi nomi racchiudeva in sè altri mari da esplorare e conquistare, soprattuto l’ultimo, il “Rilascio somato-emozionale”.

Ero attirato dall’argomento, dal rapporto mente-corpo, dall’influenza che le nostre emozioni possono avere sui muscoli, sugli organi, sulla postura.

Gigi mi spiegò che alcune emozioni vanno a colpire determinati organi, che ad esempio le persone malinconiche e depresse hanno più spesso problemi di fegato, e che gli stress nei rapporti sociali sono più legati allo stomaco.

IL DOTTORE PAZZO

Arrivò il momento di scegliere un relatore per la tesi ed io non avevo dubbi.

Tutti i miei colleghi si azzuffarono per accapararsi il professore più buono, più disponibile o più promettente dal punto di vista lavorativo una volta usciti dall’università.

Io non mi azzuffai con nessuno. Nessuno avrebbe voluto il mio relatore. Nessuno, in dieci anni di Don Carlo Gnocchi aveva mai scelto e nemmeno mai pensato di scegliere il prof. Luigi De Rienzo, lo psichiatra!

Lo incrociai nei corridoi e senza esitazione gli chiesi di farmi da relatore. Mi guardò un pò perplesso e un pò sorpreso.Il corso di psichiatria per fisioterapisti era un corso molto marginale, di poche ore e che si dedicava soprattutto alla neuropsichiatria infantile.

Non si aspettava minimamente che un fisioterapista l’avrebbe scelto addirittura come relatore.

“E di che cosa vorresti parlare nella tua tesi?”

“Del rapporto fra psiche e postura!” “Ah, bellissimo! Mettiamoci subito a lavoro.”

Era un tipo strano, somigliava molto a Freud. Aveva il pizzetto bianco e i capelli un pò tirati indietro, era il mese di Marzo e il suo il telefono squillava in continuazione.

“Ah… non mi lasciano in pace, questo mese escono sempre tutti pazzi!”

“Come mai?”

Chiesi scherzando.

“E’ tutta colpa dell’Equinozio! A Marzo e Settembre il nostro reparto si riempie perché le persone emotivamente instabili nei cambi di stagione perdono la bussola”.

Io scherzavo… lui era serio. Una teoria senz’altro affascinante.

Mi consigliò di leggere di un tale Alexander Lowen, un medico radiato dall’ordine perché inventore di una disciplina chiamata “bioenergetica”. Lowen affermava che le nostre emozioni si cristallizzano nei muscoli e che possono essere liberate solo se si lavora anche sul corpo e non solo sulla mente.

Quel periodo ponevo le basi per la mia conoscenza del rapporto fra mente e corpo, che non trascurerò mai nella mia vita e che tutti i giorni mi aiuta a ricordare che dietro un paziente c’è il suo vissuto, i suoi sentimenti, le sue emozioni, e che un dolore nel corpo può essere l’espressione di un malessere interiore.

LA PRIMA BATTAGLIA CONTRO LE CONVENZIONI

Il rettore della mia università era un professore dall’approccio classico e convenzionale, così come altri medici presenti alla seduta di laurea.

Per il mio bene la direttrice mi sconsigliò una tesi così innovativa e particolare, e soprattutto mi aveva VIETATO di inserire il termine Osteopatia all’interno della tesi, perché molti dei presenti non sarebbero stati d’accordo.

Ovviamente non ho fatto nulla di tutto questo.

Il titolo “Rapporti fra psiche e postura” è stato impresso color oro sulla mia tesi e il finale della mia relazione sottolineava l’importanza del trattamento Osteopatico nella cura delle problematiche posturali.

Fu un successo e tutti, compresi i professori più scettici, si appassionarono all’interpretazione della personalità attraverso la postura.

I preconcetti e la rigidità avevano lasciato il posto all’apertura mentale, alla libertà di pensiero e all’ammissione che la medicina dovrebbe prendere spunto dall’Osteopatia, e recuperare una visione del paziente a 360°.

LA CENTRALE NUCLEARE

Anticipando i tempi come al solito, prima ancora di discutere la tesi di laurea avevo già frequentato il mio primo seminario di Osteopatia, ottenendo un permesso speciale. I non laureati in medicina e fisioterapia infatti non avevano il diritto di accedere a questo tipo di percorso.

Avevo finalmente l’occasione di imparare dai migliori Osteopati del mondo con professori di calibro internazionale come A.J.De Koning, Jonathan Parsons e Jean Pierre Barral in persona.

Nel frattempo, uscito dall’Università, arrivarono i primi colloqui di lavoro come fisioterapista e dopo poco iniziai uno stage presso uno studio privato.

All’inizio il mio compito era osservare il lavoro di due colleghi molto più adulti di me.

Il loro modo di fare fisioterapia era molto lontano dal mio, che nonostante la giovane età durante il tirocinio avevo già imparato a gestire pazienti in condizioni gravissime, ictus, bambini con paralisi cerebrale, riabilitazione dopo trapianto di cuore.

Professavano di essere esperti in Posturologia ma nessuno di loro aveva in realtà mai seguito un solo corso di aggiornamento per decenni!

La cosa che più mi sconvolse era l’uso smodato dei macchinari, Tecar, Tens, Onde d’urto, Onde corte, Ultrasuoni, Laser, Infrarossi, Ipertermia, riempivano uno spazio di pochi metri quadri quasi da farlo sembrare una centrale nucleare.

Mano a mano con la mia intraprendenza mi feci spazio guadagnandomi la fiducia del capo e iniziai a praticare la terapia manuale, le prime tecniche osteopatiche e soprattutto visitavo ogni volta i pazienti da capo a piedi.

All’inizio mi lasciarono libero di fare… per loro ero solo un giovane volenteroso che avrebbe presto perso l’entusiasmo.

Quando però i pazienti iniziarono a stare meglio del solito e a capire le reali cause dei loro problemi mi scontrai con le prime difficoltà.

Non era raro che al controllo con la fisiatra i pazienti riportassero frasi del tipo:

“Mi ha detto il dottore che il mio mal di schiena potrebbe essere collegato alla cicatrice del cesareo”

Apriti cielo!

Venni convocato e mi fu intimato di non esprimermi mai più sulla patologia dei pazienti e di eseguire alla lettera la prescrizione.

Io ero convinto che i pazienti meritassero di più di quello che il medico aveva da offrire, e continuai a fare di testa mia. Trattavo i pazienti con l’Osteopatia di nascosto dopo aver usato i macchinari.

Capii presto che in quel contesto tutto si voleva tranne il bene del paziente.

Lo studio era impostato come una azienda: protocolli standard, ritmi velocissimi, addirittura allo stesso paziente venivano attaccati anche due, tre macchinari contemporaneamente.

Ricordo ancora una povera signora con gli elettrodi alla spalla, le onde corte al ginocchio e gli infrarossi puntati dietro la schiena!

Non ne potevo più, capii che se volevo lavorare a modo mio dovevo mettermi in proprio.

Contro il parere di tutti diedi le dimissioni per iniziare giovanissimo l’avventura che mi ha portato ad aprire il mio studio.

LA MIA MISSIONE

La mia missione è stata creare uno studio dove i pazienti potessero trovare un ambiente tranquillo, accogliente e confortevole. Un ambiente diverso dal solito, dove ogni angolo è curato nei minimi particolari, dal colore rilassante delle pareti al lettino riscaldabile.

Uno studio dove la visita è il momento più importante, con un colloquio approfondito durante il quale il paziente ha tutto il tempo di esprimere i suoi problemi ed essere ascoltato. Dove il paziente viene sempre esaminato da capo a piedi alla ricerca della reale causa del problema.

Dove il lettino non sta attaccato al muro ed è al centro della stanza, perché al centro del mio studio c’è il paziente.

Diffidate dagli studi che hanno il lettino attaccato al muro… è un brutto segno!

Uno studio che non fa e non farà mai pacchetti convenzionati e preconfezionati, perché ogni terapia viene fatta su misura per il paziente, come il lavoro di un sarto che confeziona l’abito perfetto.

Dove la terapia è al 100% manuale e si cerca in tutti i modi di evitare, quando possibile, il ricorso a farmaci, infiltrazioni e interventi chirurgici.

Uno studio che non ha paura di restare chiuso anche dieci volte l’anno per corsi di aggiornamento in Italia e all’estero, per proporre terapie sempre più raffinate, precise e innovative che siano in grado di risolvere i problemi nel modo più brillante possibile.

Consapevole che la terapia deve essere affiancata da sane abitudini di vita dedico costantemente del tempo alla scrittura di articoli per il mio blog e per la rubrica salute di un giornale, per dare consigli utili a potenziare l’effetto delle mie terapie, dallo stretching alla meditazione.

Lo ammetto, il mio è uno studio per pochi, perché pochi sono ben disposti alle medicine alternative, perché pochi sono disposti a migliorare il proprio stile di vita e perché è molto più semplice buttare giù una pillola e tirare avanti un altro pò.

Se anche tu sei fra quei pochi che vuole smettere di prendere farmaci, che vuole smettere di essere considerato solo un numero e che vuole smettere di essere trattato con pacchetti standard, sarò lieto di darti una mano, anzi due, per risolvere i tuoi problemi con l’Osteopatia.