Bella domanda. Se la sono fatta in pochi eppure aprendo i registri che riguardano il lato più colpito dell’artrosi dell’anca si ritrova sempre il destro. Le protesi d’anca a destra sono molto più numerose di quelle a sinistra.

Una spiegazione ufficiale non esiste. Alcuni banalmente dicono che ci siano fattori genetici, congeniti o perché forse siamo tutti destrimani. Quale può essere allora la spiegazione? Io ti propongo la mia, o meglio quello che in Osteopatia si è notato in questi anni.

Le protesi d’anca a destra potrebbero essere maggiori rispetto alla sinistra, perché l’artrosi dell’anca va a colpire quella fascia di pazienti che ha vissuto in un periodo storico in cui togliere l’appendice era una routine. Tu che leggi sai benissimo di cosa parlo.

Tra gli anni ’60 e gli anni ’80 in Europa si è fatto un abuso gigantesco di questo intervento perché la comunità medica era convinta che l’appendice fosse qualcosa di inutile o addirittura dannoso. Una grande presunzione visto che madre natura non fa nulla per caso. Solo oggi infatti l’importanza dell’appendice è stata rivalutata dal momento che, insieme alle tonsille, rappresenta una stazione immunitaria fondamentale in un punto molto delicato.

Un recente studio su 900 pazienti con appendicite in Gran Bretagna, pubblicato su British Medical Journal, ha rilevato che il 63% degli interventi può essere evitato e sostituito con la terapia antibiotica.

E’ probabile che le aderenze e le tensioni causate dall’intervento chirurgico di appendicectomia siano la causa dell’artrosi dell’anca destra. Devi sapere infatti che c’è un importante continuità fra le fasce che avvolgono l’intestino cieco (dove c’è l’appendice) e i muscoli della fossa iliaca destra. Quando a causa dell’intervento in quell’area si creano delle aderenze, delle tensioni, delle fissazioni fra l’intestino e il piano muscolare, l’anca cambia totalmente la sua biomeccanica. Questo cambiamento di tensione e di funzione dell’anca potrebbe portare nel tempo ad un maggiore consumo di cartilagine rispetto all’altro lato.

Dott.Carlo Conte