Dopo una lunga passeggiata inizi a sentire un dolore diffuso alla pianta del piede. Pensi che forse ti sei sforzato troppo e resti un po’ a riposo mettendo del ghiaccio. Sembra andare meglio ma i giorni successivi appena metti il piede a terra scendendo dal letto, avverti uno strano dolore. Hai quasi la sensazione che del liquido ti scenda nel piede. Inizi a zoppicare vistosamente e stare in piedi diventa una fatica immane.

Decidi di andare dal medico che ti prescrive una radiografia e scopri di avere una spina calcaneare. Praticamente hai una calcificazione, una sorta di protuberanza ossea sul tallone. Ti prescrivono degli antinfiammatori ma non fanno un grande effetto. Tu non ti arrendi e spendi molti soldi per fare un plantare che però non ti cambia la vita. È una gran seccatura perché non entra nelle tue scarpe preferite, devi trovare un modello più adatto e d’estate non sai cosa farne perché indossi le infradito.

Un amico ti ha parlato inoltre delle onde d’urto, un macchinario con una specie di pistola sparacolpi per “bombardare” la spina. Provi anche quelle e quando il colpo colpisce la zona del dolore ti fa saltare dal lettino. Fai fatica a trattenere le lacrime! Dopo il “bombardamento” tutto il piede è un po’ intontito. Pare andare meglio, te lo senti anestetizzato, ma dopo un paio di settimane il dolore si ripresenta. Perché?

Semplicemente perché la spina calcaneare è solo un effetto e non è la causa. È solo la punta dell’iceberg. Applicare terapie solo a livello locale e accanirsi in modo aggressivo sulla spina, significa fermarsi in superficie. Segui il mio ragionamento. Se hai la spina calcaneare significa che la parte iniziale della fascia plantare si è calcificata. La domanda è: “perché la fascia si è calcificata?”.

Questo avviene quando la fascia per mesi o per anni si è trovata sotto una tensione eccessiva. La fascia è fatta sostanzialmente di collagene. È un tessuto trasparente, morbido ed elastico. Quando la fascia riceve sollecitazioni meccaniche troppo alte e per troppo tempo tende a diventare opaca, dura e rigida fino ad arrivare addirittura a calcificarsi. In pratica la fascia si trasforma in osso.

È proprio questo quello che succede quando si crea la spina calcaneare. La seconda domanda è: “perché la fascia plantare è stata sotto tensione per così tanto tempo?”

Come al solito queste sono domande che nessuno si pone. Tutti vogliono solo spegnere il sintomo, guardando la punta dell’iceberg. Nel paziente sportivo la risposta è semplice, perché il piede ha ricevuto tante sollecitazioni meccaniche e microtraumi a causa dell’attività fisica.

Pensa ad un calciatore o ad un maratoneta. Il problema è spiegarsi perché una persona sedentaria sviluppa una calcificazione stando seduto in ufficio. Il piede di una persona sedentaria generalmente non riceve un gran numero di sollecitazioni meccaniche. In questo caso per trovare la soluzione è necessario immergersi sott’acqua alla ricerca della base dell’iceberg.

La base, può trovarsi anche molto distante dalla punta. Una delle cause della fascite plantare potrebbe trovarsi lontana dal piede, a livello del nervo sciatico.

La fascia plantare infatti è una continuazione del tendine d’Achille, quella corda tesa che hai dietro al piede fra il polpaccio e il tallone. Il polpaccio è appunto un muscolo comandato dal nervo sciatico. Se lo sciatico ha un problema più o meno cronico, il polpaccio diventa teso, duro, contratto e trasmette questa tensione alla fascia plantare tramite il tendine d’Achille.

Se la situazione dura troppi mesi o anni la fascia si calcifica e si crea la spina, anche in una persona sedentaria. Sono molte le cause che possono creare un problema al nervo sciatico: contrattura del piriforme, cadute sull’osso sacro, ernie discali nella parte bassa della schiena. Il nervo sciatico è anche collegato ad alcuni organi specifici come rene, utero e ovaie.

Aver presente questi collegamenti significa non fermarsi in superficie.

Per ottenere un effetto sul lungo termine è importante trattare prima la causa, non bombardare la spina con le onde d’urto e mettere i plantari. La manipolazione viscerale, le terapia craniosacrale, le tecniche per liberare il nervo sciatico sono fondamentali per trattare la spina calcaneare.

Solo trovando la causa si evitano le recidive.

Ovviamente a questo puoi affiancare gli esercizi di stretching della catena muscolare posteriore. Per dare un sollievo locale puoi auto- massaggiare la pianta del piede con una pallina da tennis, un modo molto piacevole per sciogliere le fibrosi della pianta del piede. In questo modo mettere il piede giù dal letto al risveglio non sarà più un incubo e potrai tornare a fare lunghe passeggiate.

Lavorando sulla causa del problema avrai inoltre evitato i dolori lancinanti delle onde d’urto e la schiavitù del plantare che non ti permetteva di indossare le tue scarpe preferite.

P.S. quando la fascite plantare è bilaterale, quindi colpisce entrambi i piedi, andrebbero ricercate cause metaboliche. Sono ad esempio riportati casi legati all’assunzione cronica di farmaci antipertensivi.

Dott.Carlo Conte