Nell’articolo precedente ti ho parlato delle vecchie otturazioni dentali contenenti mercurio. Come hai già letto non ci sono ancora studi chiari in merito al fatto che queste otturazioni, dette amalgame, nuociano realmente alla salute. Nel caso però rilascino davvero delle microparticelle di mercurio quali potrebbero essere le conseguenze?

Il mercurio come tutti i metalli pesanti risulta un vero e proprio veleno per l’organismo. Questi metalli infatti non riescono ad essere espulsi dal nostro corpo e si accumulano all’interno delle cellule creando gravi danni.

Dosi infinitesimali secondo alcuni studi possono essere rilasciate anche dalle amalgame dentali soggette ad usura sia meccanica che biochimica all’interno della bocca.

Una delle conseguenze cliniche che potrebbero verificarsi è la candida intestinale o vaginale. Sembra assurdo che ci sia un collegamento eppure c’è una spiegazione logica. La candida infatti è un fungo e come tutti i funghi è in grado di chelare i metalli pesanti.

Clinicamente alcuni specialisti hanno osservato una correlazione fra amalgame dentali e sviluppo di candidosi. Questo accade probabilmente perché il corpo per proteggersi fa ipersviluppare la candida all’interno dell’intestino in modo da farle chelare più metalli pesanti possibile. In un certo senso sfrutta la candida per disintossicarsi.

Ovviamente la candida troppo sviluppata porta altre conseguenze negative, solo che spesso più che combattere il fungo potrebbe essere utile combattare l’accumulo dei metalli!

Dosi alterate di metalli pesanti sono state trovate anche in pazienti affetti da patologie neurodegenerative come la sclerosi multipla. Ovviamente non bisogna immaginarlo come un rapporto diretto ma come semplice osservazione.

In posturologia è noto che fra le amalgame tramite la saliva si possono creare delle microcorrenti in grado di disturbare l’occlusione e la postura.

Insomma sicuramente sarebbe meglio non entrare in contatto con il mercurio ed esistono delle strategie per limitarne i danni che troverai nel prossimo articolo.

Dott.Carlo Conte